Gli effetti sulla salute e sulla popolazione del tristemente noto Corona Virus sono noti a tutti e, costantemente ci vengono ricordati da tutti i media del mondo. Tuttavia, ci sono aspetti “secondari” come quello dei risvolti economici e del commercio estero che, data l’emergenza, non vengono ancora considerati in pieno.

Infatti, è recentissima la notizia che il Consiglio per la promozione del commercio internazionale cinese ha deliberato la concessione dei certificati di “force majeure” per le aziende fornitrici cinesi (ma anche quelle estere). Attraverso tali documenti, le aziende possono invocare la clausola internazionale di forza maggiore e non rispettare le proprie obbligazioni in termini di consegna delle merci.

Tale misura si è naturalmente resa necessaria proprio per il diffondersi del corona virus, il quale ha praticamente paralizzato alcune aree della Cina.

Le ripercussioni principali sull’economia globale derivano sia dal lato importazioni che da quello esportazioni. Dal primo fronte, si dovrà considerare come alcune delle principali aree del paese è praticamente bloccato sia per l’interruzione delle attività umane ed economiche, sia per problemi anche di carattere logistico. Molti porti infatti sono al limite per il grado di accumulo delle merci che non riescono a fuoriuscire dal paese, bloccando di fatto l’attività dei porti e quindi l’approvvigionamento delle materie prime.

Si registra un blocco quasi completo delle attività in alcune grandi aree industriali come l’Hebei, lo Yunnan e lo Shandong dove sono concentrate le maggiori fonderie di rame, acciaierie e raffinerie di petrolio.

Da questo punto di vista, quello che poteva sembrare un “colpo di fortuna” per l’economia americana e la politica di Trump, risulta invece una vera e propria disgrazia. Adesso, che grazie agli accordi tra USA e Cina, era stato riavviato l’ingresso del Gas Naturale Liquefatto (GNL), tale azione potrebbe essere completamente vanificata dal ricorso della clausola di forza maggiore da parte delle aziende cinesi clienti di quelle americane.

Naturalmente, i problemi non finiscono qui ma, anzi sono ben maggiori se si considerano le importazioni dalla Cina. Il rallentamento della “Fabbrica del Mondo” e il ricorso alla clausola di forza maggiore avrà effetti devastanti sull’approvvigionamento delle aziende europee, rallentandone di molto la velocità di circolazione con potenziali effetti inflazionistici.

L’auspicio è che sia per il virus che per il commercio estero arrivi subito un vaccino che aiuti a scongiurare il peggio!